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Il vino più vecchio del mondo: storia e curiosità

Continua ad affascinare il dibattito su quale sia la bottiglia di vino più antica del mondo e sul momenti in cui l’uomo abbia iniziato a produrre vino. In questo articolo vaglieremo le ipotesi ancora in voga e identificheremo i punti certi riguardo all’annoso dibattito riguardante l’età del vino. Iniziamo con il risalire alle prime forme di produzione di vino, per arrivare ad indicare quella che oggi è ritenuta la bottiglia di vino chiusa più antica di sempre.

Coltivazione

Le ipotesi più accreditate dicono che i nostri antenati raccoglitori-cacciatori nomadi apprezzassero particolarmente il frutto della vite, raccogliendone spesso e volentieri più di quanto non riuscissero a consumarne nell’immediato. L’uva veniva conservata in un contenitore in fondo al quale si condensava il succo d’uva che dopo alcuni giorni fermentava, dando vita in questo modo alla prima forma di vino della storia. Il momento in cui il concetto di vino cambiò, avvicinandosi di parecchio a quello moderno, fu con il formarsi dei primi popoli sedentari: la nascita dell’agricoltura riguardò quindi anche la vite. Le prime testimonianze risalgono al 7.000 a. C., in Iran, mentre le prime tracce di un’azienda vinicola provengono dall’Armenia e risalgono al 4.100 a.C.

Produzione

Per quanto riguarda lidi a noi più vicini e un risultato che anche oggi potremmo definire vino, seppure non delizioso, il dibattito si restringe tra Italia e Francia. A trionfare sembra la Sardegna, perlomeno lì nacquero i primi produttori di rosso del Mediterraneo: i nuragici dell’Età del Ferro, che hanno vissuto nei villaggi dell’isola tra il 900 e il 750 a. C. Stando ai risultati degli studi condotti dall’Università di Cagliari, il primo indizio è emerso nel 1993, dopo il ritrovamento di un antichissimo torchio in pietra non lontano da Cagliari, reperto proveniente dalla cantina più antica del Mediterraneo. Nella pietra, è sono state trovate tracce dell’acido tartarico presente nell’uva, deducendosi che quel torchio serviva effettivamente per produrre vino. Le campagne del Campidano erano ricche di vite selvatica e gli Shardana bevevano rosso, una specie di Cannonau di quasi tremila anni fa. Smentito dunque, fino alla prossima scoperta, chi sosteneva che il vino lo avessero diffuso in Italia i colonizzatori fenici, o che i francesi fossero stati i primi produrlo e a berlo. Il torchio che riscrive la storia affascinante dell’enologia è stato ritrovato nella zona di Monte Zara, non lontano dal centro abitato di Monastir, a pochi chilometri da Cagliari. Si trovava all’interno di una specie di capanna che gli archeologi hanno considerato un laboratorio, dove insieme al vino si produceva l’olio e si realizzavano i mattoni in terra cruda. Sulla tradizione contadina e alimentare dei nuragici, gli studi degli ultimi anni hanno già svelato altre notizie molto affascinanti. In una diversa zona della Sardegna, nelle campagne di Cabras, gli archeologi hanno ritrovato più di 15 mila semi ancora in perfetto stato di conservazione. Erano ancora all’interno di quelli che si possono considerare dei frigoriferi naturali: profondi pozzetti scavati nella roccia. Da qui si è scoperto che i nuragici curavano la vite.

La bottiglia di vino più antica

Ora che abbiamo fatto un minimo di chiarezza sulle origini della produzione del vino, la domanda sorge spontanea: Qual è la bottiglia più antica del mondo?

Una prima ipotesi fa risalire la bottiglia di vino esistente più antica del mondo al XV secolo dopo Cristo. Secondo questa pista il vino più vecchio del mondo sarebbe un blanc d’Alsace e avrebbe 543 anni, visto che è datato 1472. Da quando era uva ad oggi, è trascorso mezzo millennio e pare sia ancora bevibile, secondo quanto riporta il quotidiano francese Le Figaro. Il vino, che era stato tenuto in cantina per il suo affinamento, avrebbe dovuto subire un travaso in un recipiente appositamente progettato. Questa operazione però non fu mai eseguita. Solo nel 1718, visto che il tonneau originale lasciava intravedere delle perdite, venne travasato per la prima volta.
Nel 2014, i cantinieri del  Hospices de Strasbourg, accorgendosi che oltre tre litri di vino erano evaporati per nuove perdite del tonneau, lo riposero in un contenitore di acciaio inox.
Incredibilmente conserva il suo sapore con una gradazione alcolica di 9,4%, ed è stato bevuto solo tre volte.
Un primo assaggio, durante la firma dell’accordo relativo alla mutua assistenza tra Strasburgo e Zurigo nel 1576. Poi la posa della prima pietra dell’Ospedale Civile, nel 1718.
Infine, il generale Leclerc è stato l’ultimo a godere di un calice di questo vino. Era il 1944 e si stava festeggiando la liberazione di Strasburgo.

La tesi più credibile però vede ancora una volta soccombere i francesi. La bottiglia di vino più antica al mondo, sigillata con cera e un poco d’olio, risalirebbe al 350 dopo Cristo: con i suoi oltre 1650 di vita è sicuramente il vino più invecchiato al mondo tra quelli ritrovati. E’ esposta al museo Historisches Museum der Pfalz in Germania, ed è stata ritrovata nel 1867 e analizzata chimicamente solo durante la prima guerra mondiale. Si tratterebbe di un vino prodotto localmente, rimasto sepolto sottoterra per oltre cinquecentomila giorni. Al momento si presenta ancora in forma liquida, anche se l’aspetto è tutt’altro che invitante. Ma un vino così invecchiato si può bere? Secondo il curatore del museo non vi è la certezza che, una volta aperto, possa resistere allo shock del contatto con l’aria. ll vino probabilmente è ancora integro (ovvero non viziato da agenti esterni) ma probabilmente non sarebbe una gran gioia per il palato. Secondo la leggenda, il vino appartenne ad un nobile romano che risiedeva nella città tedesca di Speyer. Circa un terzo del contenuto della bottiglia è formato da un impasto nebuloso, che probabilmente in origine era l’olio di oliva, che i romani facevano galleggiare sopra al vino per preservarlo dall’ossidazione, in quanto i tappi di sughero erano ancora una rarità. In teoria originariamente si trattava di un vino rosato. Per quanto concerne il valore, la bottiglia è stata anche ad un’asta di cimeli nazisti, dove è stata acquistata nel 1993 da Arohl Ganster, un lord inglese del WestYorkshire, per la modica cifra di 100 milioni di dollari. Dopo la sua morte, nel 2006 è passata in proprietà al figlio Yert Ganster.

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